Prima giornata di riflessione

Riuscire a vedere:

Passeggiando per le strade bagnate di questa famosa città civile, mentre cerco di convincermi inutilmente a ragionare su cosa sarebbe bene fare della mia vita, capisco per l’ennesima volta quanto è subdolo e distante dalla natura il mondo e il modo in cui ci ostiniamo imperterriti a vivere le nostre vite. Non c’è nulla di naturale nelle scelte più importanti che compiamo lungo la nostra strada, nulla di spontaneo. Le nostre decisioni sono fermamente dettate dai ritmi che ci imponiamo, che l’umanità intera ci impone. Le nostre scelte non riescono ad essere del tutto nostre, o almeno io non le sento del tutto mie.

Per questo ho deciso di intraprendere questo cammino. L’unica cosa certa che so fare è scrivere, è l’unica cosa che è uscita spontanea da questo organismo a prescindere da ciò che questo organismo ha assimilato e continua incessantemente e inevitabilmente ad assimilare. In questo luogo potrò clamorosamente sbagliare o indovinare, contraddirmi, glorificarmi e autocensurarmi. Potrò scrivere di ogni cosa che le mie dita ritengano opportuno e scriverne male, senza preoccuparmi di un fine ultimo o di una integrità, di una coerenza, di una consistenza. Qui, in questo luogo dell’etere, non c’è spazio per significato, comunicazione, interpretazioni. Non c’è spazio per confronti costruttivi, per proposte, per ipotesi. Non c’è spazio per la scienza né per la religione, non c’è spazio per la politica, per l’economia, per l’informazione. E’ talmente etereo, questo luogo, che non c’è spazio neanche per me. C’è lo spazio destinato a un cristallo d’esistenza che altrimenti andrebbe perduto, e che viene invece sotterrato e custodito qui dentro come un tesoro senza reale valore.

Per i pochi e improbabili visitatori, compreso chi scrive d’altronde, questo luogo rimarrà solo qualcosa di distante e fondamentalmente incomprensibile. Come un prodotto naturale e grezzo, come le sfaccettature irregolari di un diamante non lavorato, lasciato alle sorti dell’universo da secoli e secoli, il suo forgiatore che ogni segno ha lasciato. Il mio ancestrale bisogno di evasione si materializza nell’immateriale di un puro e semplice spazio virtuale, creato da un’anima folle o geniale o disperata, o forse solo irrimediabilmente annoiata.

Guardando il torrente, mi rendo conto che è stupido scegliere. E’ fenomenale come siano veloci i nostri pensieri, perché in un secondo ho pensato a più cose sotto più punti di vista, così come le innumerevoli molecole d’acqua del torrente hanno proseguito il loro percorso imprevedibile quanto inesorabile verso la foce, in un istante di infinite esistenze e derivati movimenti. Un percorso altrettanto imprevedibile quanto quello di ogni altro percorso esistente, comprese le nostre vite. Chiedermi cosa voglio è come chiedermi come sarà il mio percorso: frustrante e infruttuoso. Mettere gli occhiali e masticare una gomma, però, conforta quanto una presenza amichevole, e mentre attraverso il ponte mi accorgo che una parte di me è rimasta per strada, lasciando posto a dell’altro. Saranno le molecole che ho lisciato e lasciato, sarà la gomma, saranno gli occhiali.

Loop: Passeggiando per le strade bagnate di questa famosa città civile, mentre mi chiedo chi o cosa sono, capisco per l’ennesima volta che in realtà non esisto. Esiste solo quello che riesco a vedere. E io non possiedo un cannone, eccetto un leggerissimo involucro di foglie tritate che mi scalda grezzamente la gola. Almeno  quella.

Terra di nessuno:

Ho la sensazione che leggere le notizie danneggi irreversibilmente la mia già precaria salute psicofisica. Non che gli effetti non si fossero già fatti sentire in precedenza, ma ultimamente devo dire che i sintomi sono aumentati sia nella quantità che nella consistenza. E’ una rima, questa, ed è dovuta al mio stato alterato di percezione.

A Roma non ci sono torrenti, ma sui ponti del fiume e a dire il vero un po’ ovunque, è pieno di venditori ambulanti e bancarelle abusive. Da che io ricordi, da sempre. Anche se (esattamente come i miei sintomi) ultimamente il fenomeno è diventato più, come dire, invasivo. Al sindaco non va più bene. Quelle povere molecole di vita non devono più alloggiare nel centro storico di Roma, ne va del suo decoro.

Se fossi uno di loro, mi incazzerei. A parte il fatto che non me lo vieni a dire da un giorno all’altro quando per tutto questo tempo mi hai lasciato fare senza curarti di me,a parte ciò questo è il percorso della mia vita. Come puoi chiedermi di cambiarlo senza offrirmi un’alternativa? E’ come tentare di spingere l’acqua contro una diga, in qualche modo l’azione del liquido si rivolterà contro la spinta.

Se un venditore ambulante è tale, è perché non potrebbe essere altrimenti. Se esiste un’alternativa, chi è incaricato di farlo sloggiare dovrebbe anche essere tenuto a comunicargliela. Se lo Stato decide che per il decoro della città non ci devono essere venditori ambulanti, allora deve anche decidere cosa questi venditori ambulanti possono fare. L’alternativa è l’alienazione e la criminalità, la legge della natura che non si basa su altro che sulla legge del più forte. Apportare un cambiamento significa attivare un effetto domino di conseguenze, e se le si vuole arginare o quantomeno controllare non si può non tenerne conto e quindi bisogna apportarne di ulteriori, per far fronte a quello che in un colpo di fucile viene chiamato rinculo.

Riordinando casa ho avuto una folgorazione. Il disordine, il caos, l’anarchia, la criminalità, tutti sinonimi di uno stesso concetto visto in diverse situazioni e punti di vista, è dovuto alle mancanze o alle dimenticanze degli abitanti di una dimora che per esteso prende il nome di nazione. In teoria non si dovrebbe riordinare, si dovrebbe utilizzare e rimettere al proprio posto. E dare una spolverata o una lucidata ogni tanto.

Ma la pigrizia ci annienta come moscerini. E’ l’attrito? E’ colpa sua? Stupide leggi della fisica, un altro nemico nell’universo mondo. E’ la legge del più forte: o noi, o la pigrizia. Nella terra di nessuno, nel nucleo spolpato della questione, regna pur sempre la natura, l’unica legge anarchica che sia mai realmente esistita.

 

kon ovla so mutavla
kon ovla
ovla kon aščovi
me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti

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