Primo Pomeriggio di Neve

Essere consapevole:

Nevica.

Bianco su grigio, bianco su verde, bianco su terra.

Bianco su tutti i colori, bianco su tutto.

Nevica e i contorni si fanno più netti, insieme alle sfumature e ai contrasti. Le porte e le finestre si chiudono, le sciarpe si avvolgono al collo, i berretti calati sulle orecchie.

Nevica e il suo cadere accarezza ogni rumore ed ogni silenzio, ogni più piccolo particolare sensoriale. Nevica e i fiocchi caduti riflettono la luce e la amplificano, illuminano ciò che ci circonda.

La neve è

consapevolezza

astrazione, sicurezza

simultaneità, vulnerabilità, forza.

Forza, si va avanti. Bianco è un foglio da riempire, e lo è sempre, ma in inverno viene esplicitato. Siamo noi, noi ogni giorno che lo riempiamo. Solo noi, parassiti perché non autonomi di fronte alla natura come gli altri animali. Lo riempiamo e ne viviamo, veleno.

Non voglio guardare il nostro futuro, piuttosto autodistruggiamoci.

Presente. Natura. Aspetta, un momento, con calma. Adesso si decide il futuro. Respira, ancora un po’. Duemilacinquecentottantaquattro cose da fare in un minuto. Vai, inizia, quando ti pare. Hai una vita a disposizione, non la buttare.

Ennesimo dubbio comportamentale

Autolesionismo:

Sono una bestia, fiera. Avverto il pericolo e mi fiondo, le zanne bramose di sangue, il pelo irto, le orecchie tese, il muso devastato dalla ferocia. La carne ha un sapore dolciastro che porta energia dolorosa, il veleno del nemico mi pervade ogni singolo organo. Non muoio, non muoio mai. Non muore il nemico, non muore il veleno, non muore il pericolo. Affondo le zanne ripetutamente, un leggero senso di frustrazione a guidare i miei colpi imprecisi, ciechi davanti al dolore. Il nemico mi guarda da terra, sembra quasi sorridere. Affondo ancora la mia arma, la piego nelle sue membra, ne assaporo la consistenza. Poi mi accascio sopra di lui, il veleno nel sangue mio e suo, nel terreno circostante, nell’aria umida e pesante. Vorrei morire quando comprendo che quel micidiale veleno è l’unica linfa che mi tiene in vita. Chiudo gli occhi, non voglio guardare il mio destino.

Sono una bestia, animale. L’unica cosa che posso fare è attaccare, ed ogni attacco portato mi inocula vitale veleno letale. E’ il mio destino: fare e farmi del male, altrimenti morire.