Terza notte di comprensione

Viaggiare:

Ultimamente la mia coscienza onirica è sfacciatamente marcata, come non mi accadeva da un bel po’ di tempo. Le cose sono due: o sto superando qualcosa, o ci sto entrando. Quale che sia la situazione, spero di sopravvivere degnamente alle intemperie.

Stanotte ho rincontrato una vecchia amicizia di cui non ho più alcuna stima, eppure l’ho abbracciata stretta almeno per qualche minuto. Quasi piangevo, pensando che non l’avrei più persa di vista. Ma la persona che ho incontrato stanotte non esiste più, è un vecchio ricordo, adesso c’è dell’altro che con me non ha nulla a che fare.

Stanotte ho anche portato una moto, nella mia città natale, in mezzo ai giardini pubblici e ai bimbi che giocavano. Sui marciapiedi, contromano, ignorando i semafori, impennando sfacciatamente davanti ai poliziotti in divisa. Ma ogni volta che provavo a scendere, quando abbassavo il cavalletto scoprivo che la moto cadeva. Questo era un male, perché io dovevo comprare qualcosa. E allora ripartivo, più veloce di prima, in nuovi luoghi da esplorare: spostavo gli specchietti laterali, cambiavo le marce, testavo i freni, sfrecciavo vicino ai pedoni. Era un gran divertimento, ma non mi potevo fermare, riposare.

E’ proprio vero che la vita è un viaggio continuo, e qualsiasi istante si voglia afferrare scappa veloce e ti fa cadere.